I necronauti di Maico Morellini

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Vorrei ora parlare de I necronauti di Maico Morellini, uscito in edicola per BMS Edizioni come Ambrosia numero 2 a 9,90€.

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Abbiamo qui una ristampa cartacea di 10 racconti usciti in formato digitale.

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I racconti sono effettivamente strettamente connessi e riunirli in un romanzo unico come capitoli è sicuramente un’operazione che non crea problemi al lettore, il quale si trova davanti una storia che procede linearmente. Forse l’unica pecca è una sorta di salto nel linguaggio, nella prosa, utilizzata fra il secondo e il terzo racconto ma ci tornerò più avanti.
La struttura del libro sembra quella di un serial televisivo e i racconti sembrano le singole puntate. Questo rende la lettura decisamente fluida, permettendo di interrompere serenamente e senza essere vincolati a lunghe sessioni di lettura o a ricordarsi troppi particolari, che vengono sempre, brevemente, ripresi quando necessario.
E’ difficile trovare una trama senza raccontare tutto il libro. In breve ci troviamo di fronte a una space opera di sapore abbastanza classico. Questo però non deve far pensare che I necronauti dia la sensazione di già letto, anzi! E’ pieno di idee e la rivisitazione dei capisaldi della space opera è fresca e, per certi versi, innovativa. I personaggi sono abbastanza archetipali, forse un po’ troppo, ma ben approfonditi e credibili.
Ci troviamo nel futuro dell’umanità, un’umanità che ha colonizzato quanto c’era di colonizzabile nel sistema solare e forse anche di più. La storia comincia nel momento in cui il nuovo equilibrio che si era creato nel sistema sta per essere nuovamente mutato. Per oltre 100 anni i singoli insediamenti umani si sono trovati isolati a causa di una misteriosa forza scatenata da una stazione aliena giunta su Plutone. Saturno, però, come unica delle varie anime in cui si sono divisi i terrestri, è riuscita a ovviare alla situazione mediante la necropropulsione, una tecnologia dal costo devastante. Ma come userà questo vantaggio Saturno? Come si pone la Terra? E cosa succede sulle altre colonie? Quali sono le consegueze della necropropulsione negli equilibri del sistema solare? Ecco cosa ci racconta Maico Morellini.
Sicuramente il miglior romanzo italiano di fantascienza dell’anno, e sicuramente fra i migliori del decennio. Già con Il re nero, Maico Morellini era riuscito nel pubblicare un romanzo superiore alla media dei Premi Italia e con questo I necronauti non solo si conferma, ma si supera.
Ambientazioni fantasiose e fresche, personaggi principali e secondari ben equilibrati e approfonditi, punti di vista che cambiano senza scossoni per il lettore e che rendono la lettura più interessante sono i principali ingredienti di un’opera che potrebbe essere paragonata per struttura e impatto al Perry Rhodan tedesco.
Quello che forse stupisce di più, al di là della storia, è lo stile del romanzo. In genere gli autori italiani hanno una tendenza che, alla lunga, diventa anche pesante: sembra che scrivano solo per se stessi e si clonino a vicenda. Prose pesanti, distopiche come i racconti. Romanzi rimpinzati di elementi disturbanti e scritti in stile disturbante, come se in Italia (che da sempre produce fantascienza che ama compiacersi di se stessa in nome di una presunta superiorità) oggi si potesse solo scrivere roba pulp, di sangue e merda. In questo panorama Maico Morellini ci mostra che si può anche inserire un elemento orrorifico senza che questo prenda la mano alla storia, che si può scrivere anche per i lettori, che anche gli italiani potrebbero scrivere romanzi come i best seller canadesi, che se c’è una storia e ci sono le idee, per scrivere qualcosa di originale non serve per forza dare una veste innovativa (e spesso eccessiva), ma si può puntare sul contenuto sostenuto da una solida capacità di narrazione.
Se proprio vogliamo trovare dei difetti, se ne possono elencare due. Il primo è legato all’edizione: che ci siano dei refusi, degli errori di stumpa, dei typo ci sta, ma qui sono veramente e decisamente troppi, quasi uno per capitolo. Il secondo penso sia legato alla realizzazione seriale del materiale del romanzo. Mi sembra ci sia un grosso scalino fra la prosa dei primi due racconti e il terzo. In particolare il terzo e, un po’ meno, il quarto racconto hanno una prosa più pomposa, che fortunatamente si stempera procedendo. Sembra che per un attimo ci sia un’infezione da aggettivo: ogni sostantivo deve per forza essere accompagnato.
Tolti però questi due peccatucci, rima che il romanzo deve essere letto. E il fatto che sia andato esaurito è indice di ciò (come del fatto che una ristampa andrebbe fatta il prima possibile, a meno delle rese dell’edicola).

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